
Esquerda.net, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons
Il Coordinamento AGiTe si è formato nel 2017 per promuovere un mondo senza Atomica, Terrorismo e Guerre; oggi noi persone e organizzazioni componenti il Coordinamento siamo sempre più costernati dalle attuali politiche di riarmo e dalle imprese belliche nonché attività terroristiche in corso.
I nostri occhi e le nostre menti non reggono più l’ipocrisia di governi e aziende riguardo il genocidio in corso a Gaza e le imprese di tipo terroristico del Governo e dell’Esercito (IDF) di Israele, organismo composto di corpi speciali e ricco delle più moderne tecnologie acquistate, collaudate o sviluppate in collaborazione con alcune delle più grandi imprese multinazionali dei comparti militare e civile.
Come denunciato dalla relatrice Speciale ONU Francesca Albanese nel suo report presentato alla scorsa sessione del Consiglio dei diritti umani a Ginevra, non esistono comparti economici immuni dal coinvolgimento nelle attività belliche di Israele: la Relatrice Speciale ONU ha sollevato con il suo Rapporto il velo di ipocrisia di molti importanti player economici internazionali, documentando le loro forniture all’IDF concernenti servizi di trattamento ed elaborazione dati, carburanti, progettazione e realizzazione di macchine operatrici e mezzi di trasporto corazzati, servizi bancari e di finanziamento per la realizzazione e prosecuzione delle attività belliche, di occupazione, espulsione e colonizzazione dei territori palestinesi.
Quanto sta accadendo è una grave violazione su larga scala del diritto internazionale e del diritto umanitario. Nulla può giustificare l’uccisione mirata su larga scala di civili e in particolare donne e bambini, la distruzione di ospedali, l’uso della fame come strumento di guerra. La giustificazione come reazione all’attacco di Hamas del 7 ottobre non è ammissibile ed è stata più volte e in diverse sedi contestata. Vi sono gli elementi per definire la situazione a Gaza ora un genocidio, una situazione che non si è creata il 7 ottobre. L’occupazione illegale, l’apartheid e le continue violenze si perpetuano da decenni nei territori palestinesi sotto gli occhi di tutti in grave violazione dei diritti umani che dovrebbero essere universali e non derogabili.
I nostri occhi, le nostre menti e le nostre orecchie non reggono più le parole ipocrite dei Governi (compreso il nostro) e dei media (ivi comprese molte testate e opinionisti dei media nazionali) che continuano a negare il genocidio ed i massacri operati dal Governo e dall’Esercito di Israele mentre attaccano il report, fedeli alleati degli USA che sanzionano la Relatrice Speciale Francesca Albanese che narra la reale situazione vissuta dalla popolazione di Gaza e della Cisgiordania (area illegalmente occupata su cui l’assemblea della Knesset sta per deliberare un ulteriore e ancora più grave atto di annessione allo Stato di Israele; atto in violazione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU numero 2334 del 23 dicembre 2016 nella quale è definito che non sarà riconosciuta alcuna modifica ai confini del 1967 dove la Cirsgiordania era considerata territorio non facente parte dello Stato di Israele).
Per questi motivi, per gli innumerevoli mort3 e ferit3, orfan3 e vedov3, invalid3 e persone che vivono nello stato di terrore generato dalle operazioni belliche e terroristiche, azioni portate avanti da Israele con il sostegno e l’indifferenza di molti soggetti della comunità internazionale:
Le nostre menti, le nostre voci e le nostre parole:
- esprimono il più grande sostegno alla Relatrice Speciale Francesca Albanese e la piena condivisione dei contenuti del suo rapporto intitolato “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio”;
- condannano tutti quei soggetti, istituzionali e non, che ordinano sanzioni dirette alla Relatrice Speciale ONU e/o che le sostengono;
- denunciano l’ignavia o l’indifferenza di tutt3 coloro che non intervengono in sua difesa (e per suo tramite in difesa del diritto internazionale in considerazione degli impegni che ciascun stato membro delle Nazioni Unite è tenuto a rispettare, ivi compresi gli standard internazionali sulla protezione del lavoro dei Relatori Speciali ONU il cui mandato è deciso dagli stati membri dell’ONU) che paiono ignorare l’accuratezza e mettere in dubbio la veridicità del report da Lei presentato lo scorso 2 luglio in cui si evidenziano gli stretti legami e responsabilità di molte imprese transnazionali con le attività di occupazione, annientamento, persecuzione condotte anche con modalità terroristiche rivolte contro la popolazione di Gaza e della Cisgiordania.
Incoraggiamo inoltre tutte le cittadine e i cittadini
- a tenersi informati ed a leggere il report di cui sopra a questo link https://www.un.org/unispal/document/a-hrc-59-23-from-economy-of-occupation-to-economy-of-genocide-report-special-rapporteur-francesca-albanese-palestine-2025/ (o la sua traduzione italiana curata dagli studenti della Clinica legale di diritto penale internazionale del Dipartimento ‘C. Beccaria’ dell’Università degli Studi di Milano:
https://www.sistemapenale.it/pdf_contenuti/1726067212_report-albanese-it-5-maggio-2024-final.pdf
o ascoltare la registrazione dell’intervento.
- a non collaborare al sistema di prevaricazione e morte in atto a Gaza. Ogni singolo individuo può fare la propria parte – non sostenendo lo status quo – rifiutando di dare i propri soldi e di utilizzare servizi e prodotti di aziende complici dei crimini del governo Israele a Gaza e nella Cisgiordania
In questo testo definiamo più volte l’azione del Governo e dell’esercito israeliano come “terroristica”: siamo fermamente convinti che le pratiche utilizzate siano terroristiche e contrarie ai principi espressi nelle Convenzioni di Ginevra e nei loro protocolli aggiuntivi.
Ad integrazione di questa nostra affermazione si riporta il testo del paragrafo Terrorismo Bellico tratto dalla voce Terrorismo dell’Enciclopedia libera Wikipedia
https://it.wikipedia.org/wiki/Terrorismo
L’utilizzo bellico
Roger Trinquier, nella sua opera La Guerre moderne del 1961, in proposito scrisse:[13][14]
«Il terrorismo è perciò un’arma di guerra e non è più possibile ignorarlo o minimizzarlo. Dobbiamo quindi studiarlo proprio come mezzo bellico.
Dato che lo scopo cui tende la guerra moderna è la conquista della popolazione, il terrorismo è l’arma particolarmente adatta perché mira direttamente all’abitante.»
Negli scenari delle operazioni militari e nei teatri di guerra contemporanei, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, tattiche del tipo sono state usate da e contro le forze militari e civili dispiegate sul campo, anche a scopo di monitoraggio e controllo.[15]
Il diritto umanitario «proibisce esplicitamente certe tattiche terroristiche che possono emergere durante un conflitto armato (per es. attacchi contro civili, “perfidia”, fingere di essere un civile mentre si partecipa ai combattimenti), ma anche gli “atti di terrorismo”. La quarta Convenzione di Ginevra dichiara che “le sanzioni collettive e in maniera simile tutte le misure intimidatorie o terroristiche sono proibite”, mentre il Protocollo aggiuntivo II proibisce gli “atti di terrorismo” a danno di quanti non prendono parte o hanno smesso di prendere parte alle ostilità. Inoltre, i Protocolli aggiuntivi I e II proibiscono gli atti volti a spargere il terrore tra la popolazione civile (quali le campagne di bombardamento di aree urbane o gli attacchi di cecchini)»[16]

